Corigliano-Rossano, niente paura è il futuro| AGOGHE’
23 ottobre 2017 Share

Corigliano-Rossano, niente paura è il futuro| AGOGHE’

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I cambiamenti, oltre a fare paura, vanno maneggiati con cautela. L’entusiasmo lascia subito spazio alla responsabilità, i brividi alla consapevolezza e la soddisfazione al futuro. Le mattine dopo le notti della storia sono quelle più faticose, ma allo stesso tempo più intriganti da affrontare.

Una cosa va messa subito in chiaro: Corigliano si è risvegliata con il Castello e l’Achiropita, nella navata centrale del Duomo, decora e protegge ancora Rossano. Forse, finalmente, i figli di questa terra quando parleranno del loro suolo non diranno più paese ma città, come le erano e lo saranno sempre.

Vi è un solo modo che questo vagone di speranza vada verso il binario sperato: che cambi tutto e rimanga tutto come prima. U Crugghjianis resterà u Crugghjianis e u Ruscianis resterà u Ruscianis. L’esaltazione dell’identità dentro un progetto comune, perché non c’è nulla che completi, arricchisca e faccia crescere come l’essere autenticamente e meravigliosamente differenti.

I figli dei figli ausonici e latini sentiranno l’appartenenza al loro ceppo, mentre il sangue bizantino e greco rivendicherà con orgoglio la terra rossa. I cittadini di Corigliano e Rossano lo hanno capito e con il cuore in mano hanno affidato ad una X su una scheda di carta la speranza per un domani diverso.

In una Europa in tumulto e in crisi di identità, i due maggiori centri della Sibaritide si fondono per “secedere”. Le elezioni sono specchio della vita, vi sono vincenti e perdenti, chi pensa di aver vinto e chi resuscita esultando nello spogliatoio sbagliato.

Questa è la vittoria della speranza, e che sia la volta buona che porti a qualcosa di concreto. È la vittoria di sentirsi grandi perché grandi lo si è stati e lo si vuole essere ancora di più, nonostante i punti interrogativi post-fusione siano tanti e tali da iniziare sin da subito ad educare e informare i cittadini. È il successo del giovane che si è fatto 28 ore di pullman in 2 giorni solo per sbarrare una scheda elettorale, per tornare a prendere la metropolitana e a riferire agli accenti diversi che ha scritto la storia del suo popolo. È il trionfo della nonnina di Corigliano che va a votare per il nipote, perché questa terra è bella e merita il riscatto. È la vittoria della colonia che si è sollevata in armi con matite di civiltà, che scruta verso “la valle” e dall’alto della sua unità e splendore la guarda dalla testa ai piedi e intima: “Guardate che qui non ci sono più le vostre scimmie, e i vostri politici non passeranno più”. Ma d’altro canto è cosa davvero buona e giusta arrivare alla comprensione che molte volte si è stati autonomamente la causa prima della propria sofferenza e schiavitù.

È, infine, la vittoria di chi voleva votare No, bianca o nulla ma non ce l’ha fatta e ha votato Si.

Non era un incontro da Under o da pareggio. E’ la sconfitta di chi ieri sicuramente ha festeggiato senza averne motivo: i trombati, i parrucconi, i lacchè e gli affaristi della fusione. Chi oggi si ricicla benefattore di unità, apostolo tra gli apostoli del nuovo mare di libertà, si ricordi dei passi precedenti e di come e perché si è gestito il passato, il presente e il futuro di chi la sua terra la guarda in fotografia e brama di tornarvici. È la sconfitta di chi crede di darci un dato politico, perché il 61,36% di Corigliano e il 93,80% di Rossano è prima di tutto di giovani nausati dal potere. E’ dunque la debacle di Oliverio, perché adesso avrà una città e non due identità sbiadite in cui presentare Ospedali in scala “Grey’s Anatomy”.

E’ un giorno triste anche per quelli del Si e del No che puntavano il dito con arroganza e strafottenza su chi la pensava diversamente, su chi ha dato il dissenso sulla base della matrice identitaria senza sapere le basi e un ciufolo della propria storia e di chi voleva l’assenso promettendo il Concorde che sarebbe svolazzato sopra il Patir.

Ma dopo la sbornia post-elettorale si passi celermente alla razionalità del progetto perché i punti oscuri, nonostante l’ostentata sicurezza del Yes front, esistono e come. Al di là di ogni più rosea previsione o rassicurazione non vi sono dati oggettivamente concordanti nell’affermare che sia stata la scelta migliore.

Stamattina Corigliano si è svegliata con una maggioranza e un Sindaco usciti dilaniati dall’esito delle urne, mentre Rossano ha confermato di essere un laboratorio politico sempre vivace: dal compromesso storico degli anni ’80, al primo comune di Destra negli anni 90, fino al Partito della Nazione dell’attuale sindaco Mascaro finendo ad oggi con la prima fusione in Italia di due grandi centri.

Per tutto il resto, statistiche e chicche a parte, ci saranno i giorni, settimane e mesi a seguire. La strada è tracciata e per vedere i frutti forse ci vorrà una generazione, se non due. Ma il coraggio c’è stato, come la buona fede. Il timore è presente negli occhi e nell’animo. Ma forse, dopo tutto, niente paura: è arrivato il futuro.

Josef Platarota