gianni papasso-sindaco cassano all'ionio

Papasso non molla

Papasso, l’ex sindaco di Cassano, si abbandona all’ennesima memoria sulla ormai, purtroppo, penosamente nota situazione cassanese.

«Ringrazio dal profondo del cuore quanti, migliaia, in questi orribili giorni mi hanno espresso affetto, vicinanza, abbracci sinceri, spassionata, amorevole solidarietà e l’invito ad andare avanti. Sentimenti affettivi e solidali che continuano ad arrivare ancora intensamente da Cassano, dalla provincia, dalla Calabria e anche da oltre i confini regionali.
Quanto ho subito insieme ai miei familiari, ai miei collaboratori ma, soprattutto, ha subito la comunità di Cassano è drammatico, è devastante, è traumatizzante, è offensivo ed umiliante. Il dolore è così forte e penetrante che non riesci a governarlo. Ti senti squarciare il cuore. Puoi essere forte quanto vuoi ma le lacrime scendono da sole, non riesci a frenarle, non riesci a trattenerle. L’ingiustizia perpetrata è troppa, senza limiti. Le ragazze ed i ragazzi, le cittadine ed i cittadini tutti non meritavano che il loro comune venisse sciolto per infiltrazioni mafiose. La stragrande maggioranza di loro è gente perbene ed onesta, desiderosa di guardare al futuro con speranza e fiducia».

Sta di fatto che il Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, è arrivato il decreto di sospensione degli organi istituzionali, si è insediata la triade commissariale, ma tutti sono innocenti, tutti sono estranei.

«Chi ha tessuto – dice Papasso – la tela dell’organizzazione di tutto quanto è avvenuto se ne porterà a vita la responsabilità».

La tela l’hanno tessuta quelli che: «Vista la relazione della predetta Commissione d’accesso, qui rassegnata in data 07/09/2017, dalla quale emergono elementi su collegamenti degli Organi elettivi del comune di Cassano all’Ionio con la criminalità organizzata, nonché forme di condizionamento degli stessi, tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’Amministrazione comunale, con grave pregiudizio dei pubblici servizi e degli interessi generali della collettività amministrativa».
E non forse l’organizzazione, la “cupola”, Morra, e quanti altri la fantasia possa suggerire.
L’interrogazione parlamentare a firma del senatore Morra ha sì potuto accelerare l’iter, ma la Procura di Castrovillari stava già lavorando sul caso Cassano. I fascicoli acquisiti da Carabinieri e Guardia di Finanza risalgono a molti mesi prima dell’interrogazione.
Ma se vogliamo far intendere ai Cassanesi, che la colpa sia di un’interrogazione parlamentare, sminuendo il lavoro di una commissione d’accesso agli atti, di un procedimento del Ministero dell’Interno e disconoscere gli «Accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata», accomodatevi pure.

«Cinismo, disprezzo, gelosia e distruzione morale dell’avversario, non possono essere elementi e sentimenti da utilizzare per sconfiggere e “cacciare” chi ha vinto democraticamente e in maniera straordinaria.
A Cassano è avvenuta una cosa semplice ma nello stesso tempo gravissima ed orribile, “per cacciare il topo è stata bruciata l’intera casa”.
Il danno all’immagine di tutti noi è inimmaginabile.
Non lo capisce, non lo comprende solamente chi, pochissimi, dinanzi ad un dramma così forte ha esultato, ha gioito, ha festeggiato, ha scritto cose ignobili. La loro pochezza, la loro viltà, merita sdegno e commiserazione. Camminando a testa alta, io, noi difenderemo Cassano fino alla morte! Grazie ancora! Con il cuore in mano grido forte vi voglio bene! Grido, ancora con maggiore intensità, ti amo Cassano!».

Erminia Zuccaro