Corigliano-Rossano: cercasi classe dirigente disperatamente
8 novembre 2017 Share

Corigliano-Rossano: cercasi classe dirigente disperatamente

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Vi è un peso enorme nel portare avanti un processo epocale come quello della fusione tra Corigliano e Rossano. La classe dirigente se ne sta rendendo conto e tra le peripezie alle quali ci sta abituando l’Amministrazione Mascaro si cerca, quanto meno, di navigare sicuri verso un più che probabile commissariamento, anche se i “furbetti”, quelli che provano a bussare a Catanzaro per allungare i tempi della fusione, alla faccia delle norme, non mancano.

Ma c’è un dato che molti stanno sottovalutando e che dovrebbe cominciare a far risuonare dei primi e male auguranti campanelli di allarme. A Corigliano-Rossano non esiste all’orizzonte una futura classe dirigente colta, preparata e, soprattutto, credibile. O meglio, c’è ed anche abbondante ma se ne guarda bene dal frequentare certi agoni politici di scarsissima levatura.

Nei consigli comunali, da quasi venti anni, la stragrande maggioranza dei giovani virgulti che si sono susseguiti non hanno neppure imparato ad azionare un microfono. Frequentano gli scranni e le stanze dei bottoni, si guardano intorno disorientati, osservano ogni tanto che le lancette dell’orologio segnino la fine dei lavori, come uno studente svogliato in attesa della campanella.

Mettiamo da parte il moralismo e il politicamente corretto: nella stragrande maggior parte dei casi il rampollo è piazzato dalla famiglia per perpetuare un disegno utilitaristico in barba al futuro di queste città. Non viviamo a Parigi e manco a New York, ci conosciamo tutti. Un modus operandi degli “impresentabili” che mutuano il loro status piazzando figli, cugini, nipoti, amici o conoscenti. Ecco i pro e i contro della democrazia. Ci troviamo di fronte al peggior danno che la politica post-tangetopoli ha creato.

Per rendere meglio il concetto affondiamo nella storia. Sintomatica una celebre frase di Churchill. Quando gli dissero che vi erano cretini in Parlamento lui rispose: “Meno male, vuol dire che siamo una democrazia rappresentativa, perché ci sono cretini in Inghilterra ed è giusto che siano rappresentati”.

Messi da parte i grandi partiti di massa si sono concluse anche le epoche in cui all’interno delle sedi venivano adocchiati e addestrati, cresciuti ed educati i futuri cavalli di razza. Il partito aveva un ruolo pedagogico. Oggi, invece, chi per competenza potrebbe amministrare, non ha più i numeri e va fuori giri in questo marasma che è diventato il potere, mentre chi trenta anni fa sarebbe dovuto essere al massimo un attacchino o un porta bandiere adesso pensa seriamente di poter governare. Questo è il paradosso.

Il fior fiore della politica coriglian-rossanese in seno ai consigli comunali è da troppo tempo anagraficamente troppo vecchia, ma non per loro colpa. Questo territorio rischia gravemente di rimanere invischiato nelle sabbie mobili dell’inadeguatezza in cui è già, mentre, purtroppo, c’è anche chi inizia a sguazzarci allegramente senza una prospettiva adeguata all’orizzonte.

Uno degli aspetti più interessanti della propaganda pro-fusione è stato proprio quello di assurgere le competenze al governo. Si parla tanto di volontà di portare i giovani al potere ma si dimentica che oggigiorno il giovane è mancante, assente. È mancante di senso civico, non ha dentro di sé né uno spirito rivoluzionario, né tanto meno reazionario. Molte volte delega, non si informa, e se lo fa lascia lo spazio alla rassegnazione. Gli esempi sono andati in malora e i vecchi dinosauri della res pubblica banchettano di fronte a tanta e conclamata sterilità intellettuale.

I sogni sono belli ma devono essere esauditi, devono trovare un terreno fertile per diventare certezze del domani. Una di questa è di portare in alto solo chi davvero ha le capacità, chi ha le basi per affrontare qualsiasi dialettica e che pensi al futuro della sua terra e non agli interessi in saccoccia del potentato familiare o utilitaristico che lo ha piazzato nella stanza dei bottoni.

I genitori oltre al danno di tirare su figli educati da quello che era il tubo catodico e dal mainstream dilagante, ci propinano la beffa di una ipertrofia valoriale e politica inadeguata per il futuro di un’area come quella di Corigliano-Rossano.

Il tempo di sopravvalutare è finito, come quello di accontentarsi di un piatto di lenticchie e di un tozzo di pane. È giunta l’ora di guardare avanti e puntare verso il futuro fatto di capacità, ordine e di giovani che sappiano accendere microfoni, parlare e governare.

Josef Platarota