Rivoluzione rigenerativa dal Sol Levante
6 novembre 2017 Share

Rivoluzione rigenerativa dal Sol Levante

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Nell’ottobre del 2012 un professore dell’università di Kyoto ricevette come massimo riconoscimento per le sue ricerche il premio nobel per la medicina. Yamanaka accolse la notizia con grandissima sorpresa e stupore poiché questo filone di ricerca sulle cellule staminali era di nicchia, quasi personale, ma aveva di base un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria.

Cominciamo con il definire brevemente cosa sono le cellule staminali, altro non sono che cellule primitive, non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare.

Da tempo la letteratura scientifica ci ha aperto un mondo sulla conoscenza delle cellula staminali, come si comportano, come si modificano e come possiamo potenzialmente manipolarle a nostro piacimento, alimentando così le speranze di applicazione in campo medico per la cura di numerose malattie. Ci sono state però delle difficoltà e complicazioni su come reperire queste cellule, ad oggi infatti i modi con cui possono essere recuperate le staminali sono diversi: a livello del midollo osseo, a carico del cordone ombelicale del feto ed infine dell’embrione durante la fase di sviluppo.

Questi aspetti si sono scontrati con ragioni, in primis, etico-sociali e con impedimenti di natura strettamente tecnico/biologica poi. Le cellule staminali scoperte dal professore Yamanaka e dal suo gruppo di ricerca, cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), invece hanno qualcosa di diverso e di grandioso. Le cellule in questione, infatti, presentano un enorme vantaggio rispetto alle classiche staminali, queste possono essere generate partendo da tessuti maturi , già differenziati (muscolo, epidermide, epitelio intestinale), per essere trasformate in cellule indifferenziate ovviando a tutti quei problemi sul come e dove reperire le cellule.

Questo importante passo permette ai ricercatori di tutto il mondo di non dover ricorrere più alle cellule degli embrioni per applicare queste innovazioni nella medicina ordinaria. Le aspettative su questa scoperta sono enormi se pensiamo che prelevando un cellula di un muscolo ( tessuto già differenziato ) possiamo trasformarla potenzialmente in quelle del pancreas , del cuore o addirittura del cervello a seconda delle nostre necessità. Tutto ciò offre grandi speranze nel campo della medicina rigenerativa perché può essere sfruttata per la rigenerazione di tessuti ed organi danneggiati.

Le colture di cellule staminali dell’epitelio corneale, per esempio, sono già oggi utilizzate per la terapia cellulare mirata alla rigenerazione della superficie oculare ed il recupero della capacità visiva in pazienti non altrimenti curabili. Sappiamo anche che alcuni ricercatori sono andati oltre una semplice coltura di cellule epidermiche e hanno riprodotto interamente un rene murino, con funzionalità però ridotte e non totalmente efficiente. Siamo agli albori in questo campo, il percorso verso un’applicazione più sicura e varia di queste cellule è ancora lungo ed impervio, necessita ancora di anni di sperimentazioni, studi e scoperte.

La comunità scientifica ha risposto ed ha accolto molto positivamente la scoperta del professore sottolineandone la straordinarietà, considerate le possibili applicazioni. Ma la stessa comunità, al contempo, ci ha messo in guardia da tutti colori i quali promettendo ricette miracolose e soluzioni non riconosciute dalla medicina ufficiale, non hanno fatto altro che lucrare sulla disperazione di persone in condizioni a dir poco disperate. Nonostante questo però non dobbiamo aver timore del futuro, questo piuttosto va accolto e governato, non possiamo perdere tempo, perché lui è qui ed ora.

Antonio PM Graziani