Lista unica a sinistra, ma a sinistra di cosa? | AGOGHE’
13 novembre 2017 Share

Lista unica a sinistra, ma a sinistra di cosa? | AGOGHE’

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Prosegue il dibattito per la creazione di una lista unica a sinistra del PD. Prosegue sì, ma più a mezzo stampa che altro, nella più autentica tradizione della sinistra nostrana, coerente col proprio passato, malmeno nella litigiosità. I cosìddetti “civici” guidati da Anna Falcone pasionaria del NO al referendum dello scorso 4 dicembre e dal critico d’arte Tommaso Montanari, dopo l’assemblea del Brancaccio tenutasi con una buona partecipazione in giugno proseguono sulla strada di future alleanze in vista delle prossime elezioni politiche.

L’idea (almeno nell’ottica dei civici) sarebbe quella di riunire tutte le forze politiche che si considerano di sinistra e che sono alternative al PD renziano, partendo, dalla spinta data dai comitati per il No al referendum costituzionale. Messa così sembrerebbe quasi semplice come proposta, oltre che ampiamente condivisibile visto e considerato che la continua avanzata del M5S un po’ in tutte le tornate elettorali è data in buona parte dai tanti ex elettori di sinistra, siano essi ex PD svegliatisi tardivamente o ex elettori della sinistra radicale oramai prossima alla tutela del WWF e con ovvie ragioni.

Buoni propositi ed anche facce pulite in alcuni casi, per carità, ma veniamo ai fatti. Chi dovrebbe far parte di questa ipotetica lista unica di sinistra?

Oltre ai già citati Falcone e Montanari ed alla loro Alleanza per la democrazia e l’uguaglianza possiamo ben dire che c’è spazio un per tutti, ma proprio tutti.. Porte aperte dunque (perché i civici per bocca della Falcone sono contrari ai veti) a POSSIBILE di Civati (già organizzatore con Renzi della prima Leopolda, ricordiamolo!) a Sinistra Italiana di Fratoianni (già sosia di Riccardo Scamarcio, ma meno impegnato politicamente dell’attore di Trani) apertura di credito da parte dei civici anche per MDP guidato da Bersani – D’Alema e Speranza. La lista non preclude l’apporto di ciò che resta di Rifondazione comunista e del “nuovo” PCI, i quali però sembrano volersi autoescludere dall’alleanza per dare vita ad una lista comunista ed anticapitalista.

Tutti dentro quindi, o quasi. Resta il nodo dei rapporti con il Campo Progressista di Pisapia, il quale desidererebbe rifondare il centro-sinistra e mantenere un eventuale rapporto di alleanza con Renzi. L’ex sindaco di Milano oltretutto è anche l’unico tra i nomi citati in precedenza ad aver votato Sì al referendum costituzionale e sembra più intenzionato a mantenere i rapporti con Verdi e Radicali, i quali pensano ad una lista dichiaratamente europeista (si pensa appunto al nome Forza Europa). Già l’Europa, o meglio l’UE, più precisamente Bruxelles.

Questo dovrebbe essere il tema centrale all’interno di qualsiasi progetto politico, specie a sinistra, dove anni di sostegno o tacito assenso a tutte le politiche turboliberiste dell’UE hanno ridotto la sinistra, specie quella d’alternativa all’estinzione. Non è un caso che per indicare la miriade di soggetti politici più o meno di sinistra siamo costretti ad elencarne gli esponenti, come se si trattasse di partiti personalistici. In effetti è così.

E se tale elemento domina l’intero panorama politico italiano da mani pulite in poi, con il partito azienda di Berlusconi che fù avanguadia di questo triste primato, non sono da meno gli altri a destra (Noi con Salvini per la Lega e Fratelli d’Italia per la Meloni). I 5 Stelle poi, beh.. loro sono un caso a parte essendo guidati da una diarchia Grillo-Casaleggio (figlio) i quali neppure ci pensano ad entrare in Parlamento, segno dell’ennessimo smacco dato dall’attuale leadership “nuovista” al principale istituto repubblicano.

Ma torniamo alla sinistra, anzi alla sinistra-sinistra ed a questa ipotetica lista unica. Le vicende delle ultime settimane farebbero ridere se non ci fosse da piangere. Partiamo da nome e simbolo. Per la futura “cosa rossa” che dovrebbe nascere dall’attuale MDP della ditta D’Alema-Bersani (probabilmente il nucleo più forte della futura lista unica) è stato ingaggiato niente di meno che Oliverio Toscani, il quale durante l’assemblea del movimento ha proposto il nome MAX, in un rosso lacca a caratteri bombati. No, no è uno scherzo, è accaduto davvero e l’ironia ha lasciato spazio alle ostilità nei confronti di un nome troppo facilmente riconducibile a D’Alema da parte di molti membri di MDP e non solo con l’ovvia incazzatura del fotografo.

Veniamo al tema della leadership. Accantonata da subito l’ipotesi Pisapia, perché più divisoria che unificante (visto che il maggior collante resta sempre l’ostilità a Renzi) e dato che questi vuole mantenere un rapporto col PD renziano, si è passati al Presidente del Senato Pietro Grasso (già magistrato, già PD) sul quale nome sembrano convergere un po’ tutti, vedremo, certo un ex magistrato alla guida di una lista che si vuole di alternativa la dice lunga su cosa sia diventata la sinistra dopo mani pulite (ma anche prima).

Torniamo a ciò che più dovrebbe interessarci, quello che dovrebbe essere il tema principale, considerando dove sta ad oggi il vero centro decisionale politico-economico, l’Europa. Come questa lista di sinistra che si vuole di cambiamento e alternativa al PD si pone sui principali temi dell’economia, del lavoro, del diritto (considerati i rapporti giuridici e di competenze tra Repubblica italiana e UE)? Dato non pervenuto. Non vi è ombra di questo nelle dichiarazioni e nelle discussioni dei promotori della lista. Vero, non c’è ancora un programma e la grande assemblea unitaria promossa dai civici è per il 18 novembre è stata rimandata a data da destinarsi e per motivi che fanno riflettere sulla riuscita del progetto (la stessa Falcone ha dichiarato che considerata l’organizzazione leggera del proprio movimento teme che le altre forze possano giocare un ruolo egemone) timori comprensibili, specie con D ‘Alema nei paraggi.

Ma in attesa di un vero documento programmatico, possiamo basarci su quanto affermato ad oggi, ovvero non una parola concreta su come si dovrebbero cambiare le politiche europee e non possono valere certo i proclami sulla lotta all’austerità e al neoliberismo se non si mettono in discussione i rapporti dell’Italia con l’UE e soprattutto se non si tocca il tema della moneta unica, vero e proprio dogma a sinistra. Si badi bene, anche in questa sinistra. Perché se un programma non c’è e il tema economico (al netto della fuffa) viene eluso, per farci un’idea non ci resta che basarci sui volti. D’Alema e Bersani alternativi alle politiche (targate UE) degli ultimi vent’anni? Non scherziamo.

Questa classe dirigente che oggi si definisce alternativa a Renzi in realtà, sui temi economici e del lavoro, sui rapporti con l’Europa, quindi sui temi strutturali della politica nazionale ed estera è stata sempre obbediente ai diktat di Bruxelles, almeno quanto lo stesso Segretario PD. Forse anche di più, si pensi a chi ci ha portato nella moneta unica. Questi figuri hanno in realtà sempre sostenuto politiche di destra (a livello economico soprattutto) ne più ne meno di Renzi, semplicemente questi è riuscito a superarli in tale esercizio che tanto appassiona la sinistra in Italia (e un po’ in tutta Europa).

Si badi bene, la sinistra tutta, non solo quella governativa dei Bersani e dei D’Alema, questi semplicemente non vedono l’ora di tornare loro ad essere gli esecutori di Bruxelles, ma anche tutta quella parte di ex PD più giovani, come Speranza, Civati, oppure gli ex di Sel oggi Sinistra Italiana come il già citato Fratoianni, questi tutti non ci pensano minimamente ad intaccare le politiche ordoliberiste targate UE, non vogliono neppure sentir parlare di uscita dalla moneta unica, malgrado i disastri sempre più evidenti per la nostra economia e gli appelli di sempre più numerosi economisti su questo tema, tra cui anche numerosi premi nobel.

Loro no, non ci pensano minimamente a proporre un’alternativa; del resto, perché dovrebbero? Farlo significherebbe mettere in discussione la loro intera azione politica e non sono mica così fessi. Perché dunque riporre speranza negli stessi esponenti civici Falcone-Montanari, nella loro fumosa esaltazione della società civile, quando questi non toccano neppure per sbaglio i veri temi che stanno alla base della crisi economica? Solo per indebolire Renzi? Solo per creare un argine contro il M5S? Solo per bloccare l’avanzata delle destre? Solo per una lotta di retroguardia quindi; un po’ scarsa come prospettiva. Si potrà obbiettare troppa diffidenza prima di aver visto un programma? Forse, ma in giro non c’è solo D’Alema, c’è anche la Boldrini. Fate voi un po’ voi.

Francesco Viteritti