La Stampa: inchiesta Stige, in Calabria rifiuti tossici dell’Ilva
10 gennaio 2018 Share

La Stampa: inchiesta Stige, in Calabria rifiuti tossici dell’Ilva

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Arrivano nuove indiscrezioni sull’operazione Stige che, in pratica, ha deacapitato la cosca cirotana dei Farao-Marincola. Infatti, secondo la stampa il clan ‘Ndranghetistico avrebbe avuto anche un ruolo nello smaltimento rifiuti: «Noi abbiamo preso, stiamo facendo lo smaltimento dell’Ilva. A Taranto abbiamo preso tutto il trasporto del limo, del materiale. Deve venire qua questo materiale. Ci sono dieci, dodici viaggi al giorno: ho chiamato a lui, l’ho fatto parlare pure con il compare Pino». Si esprimeva così Francesco Tallarico, esponente di spicco del clan Farao-Marincola e referente per il Comune di Casabona, arrestato ieri nel corso dell’inchiesta «Stige», nei confronti di Giovanni Trapasso (già detenuto per altre vicende), considerato dagli inquirenti un rappresentante apicale dell’omonima cosca, egemone sul territorio di San Leonardo di Cutro. Da un’intercettazione allegata agli atti, che «La Stampa» ha avuto modo di leggere, si evince che Tallarico, attraverso un imprenditore vicino alla cosca, sarebbe venuto in possesso di alcuni lavori di smaltimento di scarti industriali e rifiuti tossici provenienti dall’Ilva di Taranto: la più grande acciaieria d’Europa, da mesi al centro di una querelle tra enti locali (Comune e Regione Puglia), Governo e proprietà (Arcelor Mittal).  

Dalla lettura delle 1371 pagine che compongono l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Catanzaro Giulio De Gregorio, si evince che il materiale prelevato nella città dei due mari sarebbe stato scaricato sul territorio calabrese. È Tallarico a svelare a Trapasso che, attraverso una delle imprese di proprietà di Giuseppe Clarà, finito anch’egli in carcere, s’è accaparrato alcuni lavori di smaltimento di scarti industriali e rifiuti tossici provenienti dall’Ilva di Taranto. Per questa vicenda il protagonista aveva favorito un incontro tra Clarà e Giuseppe Sestito, responsabile della cosca per la zona di Cirò superiore (Cosenza). Un incontro necessario per ottenere il placet all’affare. Non è chiaro però dove l’organizzazione possa essersi disfatta dei rifiuti né come sia eventualmente avvenuto il trasporto: anche se è più probabile su gomma e non via mare. Ma a conferma del presunto ruolo che alcuni esponenti della cosca avrebbero avuto nel traffico di rifiuti speciali a partire dall’azienda tarantina, c’è un’altra intercettazione allegata agli atti, in cui Tallarico afferma: «L’Ilva a Taranto la intesto a te», a un interlocutore non identificato. 

Dalle intercettazioni emerge anche che Clarà, l’imprenditore attraverso cui il clan sarebbe arrivato a gestire i rifiuti speciali prodotti a Taranto, negli anni scorsi è stato vittima di un atto intimidatorio: consistito nell’incendio di alcuni camion. Un’azione finalizzata a fargli comprendere la necessità di adeguarsi alle regole ndranghetiste. «Quando poi le persone le portiamo con le spalle al muro o da una parte o dall’altra devono rompere», afferma Trapasso in risposta a Tallarico, che ricordava come Clarà si fosse «sempre comportato bene con noi», sebbene di lui «avevano portato pure brutte parole». I due interlocutori sono concordi. «Con noi dove è andato non ha mai sgarrato una volta», chiosa Trapasso.

Fonte: La Stampa

Tags ILVA, STIGE