CROTONE: Turino: «Il PRP un’altra occasione persa»
27 gennaio 2016 Share

CROTONE: Turino: «Il PRP un’altra occasione persa»

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Non possiamo che esprimere il nostro più completo disaccordo sulla bozza del PRP presentata dall’Autorità portuale, una bozza che non solo non si occupa del dramma ambientale della zona antistante spiaggia delle Forche, ma che taglia ogni potenziale di sviluppo per questa fondamentale infrastruttura della città pitagorica.

Sulla bonifica della zona inquinata, sono già intervenuti sia il consigliare comunale Meo, sia il movimento Mediterraneo Possibile, e noi non possiamo che sposare sia l’analisi che le preoccupazione già espresse da questi soggetti.

Ma se oltre alla mancata soluzione del danno ambientale si pensa che la bozza di PRP non dà alcun futuro e nega qualsiasi sviluppo al porto di Crotone, il nostro disaccordo sfocia nella rabbia.

Il Piano regolatore, di qualsiasi cosa, è un po’ un libro dei sogni, contiene, cioè, tutte le possibili potenzialità della zona in esame. Delinea, in una logica strategica, le vie di sviluppo di quello specifico territorio. Per cui non si è mai visto un documento di questo tipo che “castra” ogni possibilità di sviluppo ad un porto che potrebbe tranquillamente diventare la più grande “marineia” d’Italia.

Ma la bozza presentata dall’Autorità portuale di Gioia Tauro va precisamente nel senso opposto.

La cosa che non si è ben compresa, evidentemente, è che il porto a differenza di tutte le altre infrastrutture (aeroporto compreso), ha un valore strategico molto elevato, in quanto può creare non solo PIL, ma anche lavoro e sviluppo. Ma tutto questo non viene minimamente messo in conto nella definizione del PRP.

Le attività di diporto vengono penalizzate, e non si comprende il motivo, con i due “braccetti” posti all’ingresso della darsena est del porto, un progetto questo che consentirebbe l’ingresso in quest’aria, destinata proprio al diporto, per imbarcazioni di lunghezza massima di 70 metri, tagliando così fuori grandi e mega yacht che costituiscono una fetta importante di questo mercato. Per la serie: voi che avete tanti soldi a Crotone non vi vogliamo.

Ma non finisce qui!

Nell’attuale bozza, il PRP non prevede bacini di carenaggio né un sistema di “travel lift”, in tal modo il porto di Crotone non ha alcuna speranza di sviluppare né il rimessaggio nè tanto meno la cantieristica. E quindi anche su questo fronte, lo sviluppo del porto viene “castrato”.

Per non parlare poi del cronoprogramma dei lavori che vede nella prima fase (certa con tempi e modi già definiti) il dragaggio del bacino di evoluzione a soli 9 metri. Solamente nel secondo step (di cui però non sono definiti nei i tempi e nei i modi) il fondale del porto verrà portato a 11 metri. Una scelta scellerata che non porta alcun vantaggio al nostro porto anzi danneggia tutta la parte commerciale e mercantile. Ad oggi, infatti, le grandi navi da crociera o le grandi navi da trasporto non possono entrare nel porto di Crotone in quanto l’ingresso ed il bacino di evoluzione non superano i 9 metri di profondità, mentre le grandi compagnie hanno navi che richiedono profondità di circa 11 metri.

Altra cosa che incuriosisce è la scelta (sempre inserita nel cronoprogramma legato alla bozza del PRP presentata) di non intervenire come prima cosa sulla banchina di emergenza (molo foraneo). Cosa che non solo garantirebbe una continiuità lavorativa agli operatori portuali durante le fasi di lavorazione interna al porto, ma non assicura neanche la messa in sicurezza del molo foraneo.

Le scelte scellerate sono state, infine, accompagnate da una vera e propria presa in giro che nessuno ha voluto spiegare al pubblico. Fino ad oggi quando si è parlato di PRP si è sempre parlato di “bilancio neutro”, cioè tutto ciò che viene prelevato dal fondale del porto deve essere inglobato al suo interno (per essere chiari: le sabbie scavate per dragare il porto devono essere “smaltite” in nuove banchine o in vasche di colmata all’interno del porto stesso). Il bilancio neutro è sempre stato il motivo che ha portato fino ad oggi alla bocciatura delle proposte degli operatori portuali in quanto quest’ultime prevedevano la costruzione di banchine esterne al porto dove andare ad inserire i prodotti dei dragaggi. Cosa si è inventato ora l’Autorità portuale? Nel secondo step, quello cioè che prevede il dragaggio del porto a 11 metri, le sabbie verrebbero smaltite in una banchina esterna al porto. Paradossale!

Tutto questo, l’affossamento del futuro della più importante infrastruttura della città di Crotone, vede la complicità silente dei nostri amministratori che pur di portare a casa il risultato di un PRP approvato, da sventolare nella prossima campagna elettorale, sta minando lo sviluppo di tutto il territorio. Non un Consiglio comunale convocato su questa tematica, non un intervento pubblico se non gli inutili quanto ormai ripetitivi annunci di qualche assessore del PD, giunto ormai al termine del suo percorso politico.

Crotone ha bisogno di un’impennata d’orgoglio per rivendicare il proprio diritto al futuro.

 

(Comunicato Stampa)