L’arte della bellezza: a tu per tu con Pancrazio Promenzio Junior | AGOGHE’
24 dicembre 2017 Share

L’arte della bellezza: a tu per tu con Pancrazio Promenzio Junior | AGOGHE’

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Pancrazio Promenzio Junior ha fatto della sua vita un via vai di sensibilità come il movimento delle onde del mare che ama dipingere con la sua tavolozza fatta da schiuma, sabbia e onde. Ci accoglie nel suo mondo fatto di colori, prospettive, tavolozze e presepi natalizi. È una mina vagante che passa da una stanza all’altra con l’argento vivo dell’arte che sgorga fieramente nelle sue vene.

“La pittura è solitudine ma per me è stato il più grande aiuto, è una droga che mi fa sentire vivo. Mi permettere di esprimermi”. Pancrazio Junior è partito da Rossano e con le sue tele ha accarezzato i punti cardine dell’arte europea e non solo. Dalle mostre in Germania fino alla rive droite in Monmartre a Parigi. “Rossano è una città di arte dove soffiano i venti delle idee. Questo territorio ha tanto potenziale e il bisogno viscerale di creare e impostare arte e bellezza”.

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Il suo è impressionismo puro, cioè assorbire la realtà che è dettata dalle impressioni e rendere la tela un monumento. La sua arte è quella di scrutare la realtà, di spogliare il mondo e riempire gli occhi di chi osserva. I paesaggi sono contraddistinti da colori, tanti colori, che fanno rima con la vita.

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Il mare è stella polare dove orientarsi e perdersi, è l’ordine minuzioso del caos. Pittura è parola bella e Promenzio la celebra con i polpastrelli che reggono il pennello. Ma ci sono anche i rimpianti e le delusioni: “Anche la pittura ha subìto un lento abbandono delle istituzioni. Insieme ad Antonio Diaco ero il pittore del Carnevale rossanese, uno degli eventi più belli e partecipati della storia recente della nostra città. Amo tremendamente la mia terra ma vedo che è abbandonata a se stessa. I giovani vanno via e sono scoraggiati persino nell’inventarsi un lavoro”.

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Ma l’arte è sinonimo anche di ricordi: “La nostra è una famiglia di artisti, abbiamo i colori nel Dna. Sono nato da solo, solo un autodidatta maniacale ma il mio primo maestro è stato mio zio che si chiama come me. Ho attraversato momenti bui e ho capito che questo mestiere è come la Divina Commedia. Dante per me è un modello indissolubile, dalle profondità dell’inferno verso la luce. È la metafora della mia esperienza artistica. I momenti più difficili sono venuti con la morte dei miei genitori. Loro hanno sempre creduto in me. Mia madre si sedeva e mi osservava dipingere e mi ricordava quanto fosse orgogliosa di me. Continuo anche per questi ricordi. Ho fatto la mia scelta finale per loro: che ha una tela, un pennello e il mio mondo che voglio imprimere”.

Josef Platarota

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