L’ultima lezione di Burgarella | AGOGHE’
20 dicembre 2017 Share

L’ultima lezione di Burgarella | AGOGHE’

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Cubo 28C, quinto piano: il cuore pulsante del dipartimento di Storia dell’Università della Calabria. Una delle stanze al suo interno custodiva il meraviglioso mondo del professore Filippo Burgarella di Trapani, che scelse il suo Sud a discapito di una cattedra alla Sorbona.

La prima volta che lo incontrai era sotto una spessa pila di libri, le mani imbrattate di inchiostro nero, gli occhialini rettangolari appoggiati sulla punta del naso e poi il sorriso sempre presente e appena abbozzato. Decisi di scrivere una tesi sulla Madonna Achiropita e di puntare la mia ricerca su Rossano e gli riferii la mia provenienza orgogliosamente bizantina. Lui mi guardò con aria quasi protettiva e rispose: “Voi rossanesi dei bizantini avete il lato oscuro: siete rissosi, non riuscite a creare unione e credete di sapere più degli altri ma molte volte sapete davvero poco”. Allora, quasi imbarazzato, mi giocai la carta delle mie origini paterne calovetesi e dei suoi monaci. Andò meglio.

Da allora nacque un rapporto sincero di stima e amicizia. Telefonate in tarda serata per correggermi la bozza della tesi e caffè e gelati nel suo locale preferito di Rende, il bar Mary. Ma il momento più costruttivo è stata la mattinata nella sede dell’IRACEB, nelle stanze interne di Palazzo Martucci, lì ebbi l’impressione di trovarmi di fronte ad uno straordinario uomo di cultura che amava Rossano e si sentiva qui quasi un ostracizzato. Le egemonie a Rossano esistono anche nell’ambito della sapienza.

Per chi non sapesse cosa sia l’IRACEB (Istituto regionale antichità calabresi e bizantine) è stato uno dei più fiorenti laboratori di cultura dell’intero meridione. A Rossano la cultura è sempre esistita, della grecità avevamo il sentimento di Polis quasi sofista, di uno scambio continuo di saperi. Quell’Istituto ne fu un fiore all’occhiello.

Burgarella si emozionava quando pensava a ciò che era l’IRACEB (ora, de facto, non esiste più da anni), demolito passo passo da mancanza di fondi e di interessi. Ma non è solo questo. Quell’anatema del primo incontro si ripeteva nella sua amarezza nel dover convivere con la intellighenzia rossanese che credeva di sapere più di lui, che fu al pari di Lilie il maggior esperto mondiale di bizantinità. Sentiva castronerie di ogni genere ma da signore lasciava ad altri la certezza del sapere.

Il lato umano di Burgarella era addirittura immane rispetto alla sua traboccante cultura. Sempre disponibile, sempre sorridente, aperto alle novità, con una spensieratezza che lasciava spazio alla tenerezza. Era un’opposizione interna all’arroganza che tante volte si riconosce nell’Università italiana e nella cultura in generale.

Filippo Burgarella come Jean Josipovici, non rossanesi che si sentivano rossanesi più dei rossanesi stessi.

I commiati sono attestati di stima e affetto per chi ha reso lustro alla nostra comunità. Ma non basta, come non basteranno vie, piazze o intitolazioni alla sua memoria. Burgarella era dell’idea che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.

Se davvero si vuole onorare la sua memoria si recuperi il suo sogno chiamato IRACEB e lo spessore intellettuale che aveva questa città. Gli strumenti e le personalità ci sono, in primis l’Assessore alla Cultura Flotta che, con riconosciuta competenza, tanto sta spingendo per una cultura 2.0. Lo si deve fare per la memoria di un grande uomo e grande professore, per una città che è di fatto l’ombelico della bizantinità.

Caso contrario i nomi resteranno insegne e le capitali dei possedimenti periferie dimenticate di un tristissimo presente. E’ stata l’ultima lezione di Filippo Burgarella di Trapani, l’ultimo sapiente in terra di Bisanzio.

Josef Platarota