London Calling | AGOGHE’
13 novembre 2017 Share

London Calling | AGOGHE’

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Si passa la vita a pianificare, a fare ciò che è giusto fare, mai nulla fuori posto, tutto ciò perché vuoi che i tuoi genitori siano fieri di te. Però, arrivi ad un certo punto della vita in cui ti trovi davanti ad un bivio.

Che faccio?

Rimango?

Questo posto ormai non mi appartiene più. La mia Rossano in cui sono cresciuta forse non è più tanto mia. Forse gli anni dell’università mi hanno cambiata, mi hanno resa una persona diversa. Forse io qui non c’entro più niente.

Londra è una delle città più belle in cui si possa vivere. E non lo dico giusto per dire, lo penso davvero. Qui c’è davvero opportunità di crescita che tu sia laureato o no, che tu sia figlio di X o di Y, qui se vuoi imparare, di conseguenza, impari.  Ed ecco che arriviamo al concetto di fuga di cervelli. Per quanto bella sia l’Italia, forse non è un paese destinato alla crescita e allo sviluppo, e scrivo forse perché spero di sbagliarmi.

Qui in Inghilterra c’è terra ferma. Hai una vita apparentemente perfetta: una casa tutta tua, l’indipendenza, un lavoro che per quanto sia “strano” ti gratifica, uno stipendio tutto per te e, credetemi, nulla è più gratificante del momento in cui ricevi il primo stipendio. È diventare padroni del mondo. Piccole cose che la mia terra non mi dà più.

Ma se tutto è così perfetto perché quando cammino per strada e sento qualche ragazzo parlare italiano mi si stampa automaticamente un sorriso in faccia? Perché vado alla continua ricerca di tutto ciò che possa ricordare casa? Perché alla domanda sei italiano?” rispondo senza pensarci: “Sì, e sono calabrese”.

Chiamatelo patriottismo, chiamatelo amore smisurato verso casa, fate un po’ voi, ma io non cambierei Rossano con nessuno posto del mondo.  E’ qualcosa strano, è un continuo sentimento contrastante, un po’ come con le persone: amare qualcosa o qualcuno ma sapere di non avere futuro. Ma i pensieri tornano: Magari tornassi a Rossano, ma a fare cosa? Passerei le mie giornate tra un bar e l’altro, mille caffè, gli amici di sempre, e a fine giornata cosa rimane?

Questa vita non fa per me. Questa vita non fa per nessuno.

Ringrazio il cielo per ciò che ho avuto. Se potessi tornare indietro e potessi decidere della mia vita, sceglierei di nascere sempre nella stessa città, di crescere nella stessa via, di giocare con gli stessi vicini, di frequentare la stessa scuola e di uscire ogni sera d’estate sempre con lo stesso gruppo di stupidi  (gli stessi stupidi che ti salvano la vita nei momenti di solitudine all’estero).

Ma, immancabilmente, deciderei comunque di partire e andare via. Credo che bisogni lasciare un posto nel momento in cui capisci che non ha più nulla da offrirti. Bisogna essere onesti, perché rinviare ciò che è inevitabile non porta mai buoni risultati.

L’importante è comunque lasciare un piccolo spazio libero nel cuore, perché ovunque io possa andare, ovunque mi possa trasferire, nulla mai mi impedirà di tornare a Rossano e fare il solito giro sul lungomare in macchina, anche in pieno Dicembre. Nulla mi impedirà di prendere mille caffè, giocare scommesse (prese nemmeno per sbaglio), bere cocktail dell’amicizia, andare a ballare negli stessi posti, inventare tormentoni stupidi ma divertenti.

Invidio chi è riuscito a rimanere. Chi ha trovato il proprio posto nel mondo.

Quanto sei bella Rossano mia. Sei per me “la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti”.